Tempo di vacanza, tempo di viaggi: sono tante le persone che durante questo periodo di festa si mettono in macchina per godersi qualche giorno di meritato relax o magari per tornare dalle famiglie, se queste sono lontane. E sono sempre di più quelle che preferiscono farlo in maniera condivisa, scegliendo la sharing mobility.

Superata l’iniziale diffidenza finalmente questa realtà è largamente diffusa anche in Italia (basti pensare al crescente successo di Blablacar).

Certo, abbiamo cominciato tardi rispetto a città europee come Amsterdam o Parigi, ma dal 2011, anno di introduzione dei primi servizi, c’è stata una vera e propria escalation del fenomeno e i numeri delle offerte e degli utilizzatori sono addirittura decuplicati.

Oggi la sharing mobility è un successo in molte delle nostre città, tra cui Bologna, Firenze, Genova, Parma, Roma, Torino, Venezia. In testa c’è Milano che rappresenta l’80% del mercato italiano, ma una bella realtà è anche quella di Palermo, la più grande di car sharing elettrico del sud Italia.

I numeri parlano di un boom, dunque, e non poteva che essere così visti gli innumerevoli vantaggi garantiti dalla mobilità condivisa.

Condividere il mezzo pubblico, infatti, significa inquinare meno. Basta guardare all’esempio di Milano che in soli quattro anni – dal 2011 a oggi – ha ridotto le sue polveri sottili del 38%. Significa meno traffico veicolare nelle aree urbane, ossia migliore mobilità e meno rumore.

A livello personale, poi, la sharing mobility ci consente di risparmiare tutti i costi associati al possesso di un’auto e alla sua costante manutenzione, ci dà la possibilità di viaggiare in compagnia, di socializzare e scambiare due chiacchiere.

Cosa ancora più vera per i colleghi che possono condividere il loro tragitto da e per l’ufficio con persone che conoscono, socializzando, vivendo meno stress e risparmiando denaro. Per questo è auspicabile che iniziative come JoJob, esperienza di car pooling già attiva in più di 50 aziende italiane, diventino sempre più estese e diffuse nelle aziende.

Sharing mobility è principalmente car sharing e si declina in tante iniziative diverse: è, per esempio, BlaBlaCar, il servizio di ride sharing basato sulla disponibilità di una rete di automobilisti che mette la propria auto a disposizione per fare insieme un tratto di strada. E’ la possibilità di usare auto prese e riconsegnate dove vuoi, ma non è solo questo: è condivisione del mezzo pubblico a tutto tondo e significa dunque anche bike sharing e scooter pooling, o park sharing, la realtà in cui proprietari di box auto e posti parcheggio offrono ad altre persone la possibilità di parcheggiare a cifre modiche. E’, in sintesi, sviluppo di idee per rendere più semplice gli spostamenti delle persone e più vivibili le nostre città.

La sharing mobility vive un momento magico: i dati forniti dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile sono estremamente incoraggianti perché mostrano un trend in forte crescita: le auto condivise erano 700 nel 2011, sono 6000 oggi. Inoltre è stato di recente fondato l’Osservatorio Nazionale della Sharing Mobility a cui è affidato il compito di coordinare i Comuni che offrono servizi di mobilità condivisa e le imprese del settore.

Insomma lo stato di salute della share mobility è buono ma tanto c’è ancora da fare.

Gli obiettivi a breve termine sono quelli di creare una rete capillare a livello nazionale perché la sharing mobility diventi un’abitudine sempre più diffusa; di fare in modo che la mobilità sostenibile divenga di fatto una realtà consolidata in tutta Italia, anche nelle città più diffidenti e scettiche del nostro Paese. Di rendere possibile che sempre più cittadini abbiano in tasca una tessera e usfruiscano dei vantaggi offerti dal mezzo condiviso.